La storia della fondazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro ebbe inizio il 13 gennaio del 1527, quando, nel corso di una terribile pestilenza, gli Eletti della città di Napoli fecero il voto di erigere una nuova costruzione per custodire le reliquie del Santo Patrono, tradizionalmente conservate negli ambienti angusti e difficilmente accessibili della torre sinistra della facciata. Solo nel 1601 si decise di incorporare nella Cattedrale la nuova fabbrica – detta appunto il “Tesoro Nuovo” – e nel 1606 fu individuata l’area immediatamente adiacente alla navata destra, in posizione simmetrica e contrapposta alla Basilica di Santa Restituta.

Sulla base delle prime ipotesi di localizzazione della Cappella, studiate dall’ingegnere-scultore carrarese Ceccardo Bernucci e dall’architetto Giovan Giacomo di Conforto, si rese necessario prevedere la demolizione di tre cappelle gentilizie della navata destra del Duomo e di una chiesetta esterna dedicata a S. Andrea, ed inoltre l’acquisizione di un’area occupata da una casa con giardino di proprietà privata. Per il progetto della nuova Cappella del Tesoro nel 1608 fu bandito un concorso, vinto dall’architetto lucano Francesco Grimaldi, un padre teatino vissuto dal 1585 al 1598 a Roma, dove aveva partecipato al cantiere di S. Andrea della Valle; venuto a Napoli a partire dal 1598, il Grimaldi era già pienamente affermato per aver progettato le chiese della Sapienza, di S. Andrea delle Dame, di S. Paolo Maggiore, della SS. Trinità delle Monache, dei SS. Apostoli e di S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone.

La prima pietra della Cappella del Tesoro fu posata nel 1608; l’anno successivo Francesco Grimaldi presentò un modellino in legno, mentre contemporaneamente dette inizio alla progettazione del ricco paramento marmoreo. Francesco Grimaldi seguì costantemente lo svolgimento delle fasi costruttive, fino alla morte, avvenuta nel 1613, quando la parte muraria della cappella era sostanzialmente terminata; dopo la sua scomparsa l’opera fu proseguita fino al 1615 dall’architetto Giovanni Cola di Franco, che aveva collaborato in precedenza con l’architetto teatino.

La struttura

La pianta a croce greca – richiesta dalla committenza – particolarmente congeniale all’architetto teatino, trova nella Cappella del Tesoro di San Gennaro soluzioni formali di grande suggestione. Lo spazio centrale, sormontato da una maestosa cupola di ispirazione michelangiolesca, è valorizzato dalla ridotta profondità dei tre bracci che in esso convergono, ma soprattutto dalla particolare forma dei quattro pilastri angolari, tagliati in diagonale sull’esempio della basilica di San Pietro in Vaticano. Sul lato obliquo dei piloni, delimitato da lesene con capitelli corinzi, si impostano i quattro pennacchi trapezoidali che sostengono l’alto tamburo e la cupola a doppia calotta; l’aula centrale della cappella risulta di conseguenza a pianta ottagonale, sottolineata dal rialzo con tre gradini del piano di calpestio del presbiterio e dei bracci laterali, con una soluzione di straordinaria armonia formale. Il prospetto della Cappella si affaccia sulla navata destra del Duomo, con paraste corinzie e semilesene che sorreggono una trabeazione analoga a quella presente nello spazio interno, riecheggiando la parete di fondo del presbiterio; l’arco centrale, con lo straordinario cancello in ottone e bronzo di Cosimo Fanzago – progettato fra il 1628 e il 1630, ma compiuto solo nel 1665 – è sormontato da un timpano ellittico, mentre nelle due arcate laterali minori vi sono due sculture raffiguranti San Pietro e San Paolo, opera di Giuliano Finelli (1637 – 38).

Nella zona del presbiterio, con l’altare maggiore visibile da ogni punto della Cappella, si concentra la massima ricchezza degli ornati architettonici, con le eleganti colonne corinzie che sostengono la trabeazione ed inquadrano le nicchie con le statue dei Santi Patroni, sempre opera dello scultore carrarese Giuliano Finelli (realizzate tra il 1638 e il 1647), tra le quali spicca sulla parete di fondo, sormontata da un frontone ellittico con due grandi angeli, quella di San Gennaro. Attraverso un corridoio che parte dal braccio destro della crociera si accede agli ambienti annessi: la Sacrestia, con stucchi di Andrea Falcone e Giovan Battista D’Adamo (1667–68) e affreschi di Luca Giordano e la Cappella dell’ Immacolata Concezione, che conserva stucchi sempre di Giovan Battista D’Adamo (1663 – 64) e dipinti a fresco iniziati da Giordano, ma compiuti da Giacomo Farelli.

La maestosa cupola, progettata da Francesco Grimaldi, completata nel 1630, è l’unico elemento della cappella visibile dall’esterno; spicca nel panorama della città per la particolare grandiosità ed eleganza decorativa, con le finestre del tamburo sormontate da timpani tondi e triangolari alternati e intervallate da coppie di volute e semilesene corinzie. Altre finestre segnano con un doppio ordine l’estradosso della cupola; quelle superiori, esagonali e sormontate da timpani triangolari, servono ad areare l’intercapedine presente tra le due calotte della copertura. La primitiva lanterna progettata da Grimaldi fu individuata come causa dei dissesti verificatisi sin dal 1627 ed accentuatisi, in particolare, dopo il terremoto del 1688, che produsse notevolissimi danni a tutto il complesso monumentale della Cattedrale; per tale motivo, dopo un consulto di tecnici, fra i quali fu incaricato lo stesso architetto Sanfelice, si decise di eliminare prima parzialmente, e poi del tutto, nel 1725, la lanterna sostituendola con un pinnacolo che regge la coppia di ampolline ancor oggi presenti.

La Cappella di S. Gennaro con la sua straordinaria cupola rappresentò un modello per le architetture religiose realizzate nei decenni successivi; ad essa sembra essersi ispirato lo stesso Cosimo Fanzago nella costruzione delle chiese di S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone e dell’Ascensione a Chiaia e non si può non riconoscere una diretta influenza grimaldiana nella cupola del vicino Pio Monte di Misericordia opera di Francesco Antonio Picchiatti. L’apertura del Museo di San Gennaro nel complesso monumentale della Cappella del Tesoro è un evento che la città attendeva da molto tempo. Finalmente le preziose manifatture, opera di grandi maestri e di artisti minori, non più esposte in maniera sporadica in mostre temporanee, trovano un’organica e definitiva esposizione nei locali sottostanti la Cappella restaurati di recente dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Napoli con fondi europei, nell’ambito del Progetto Sovvenzione Globale del Centro Storico. Grande merito di questa iniziativa va riconosciuto alla Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro che con la determinazione e la tenacia dei suoi rappresentanti ha perseguito questo importante obiettivo che consente di offrire alla fruizione dei cittadini e dei turisti, che sempre più numerosi visitano i luoghi storici di Napoli, la splendida vista di autentici tesori d’arte.

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Fonte: http://www.museosangennaro.it/la-storia/cappella/

 

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